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Signora Futuro

Il tema economico più dibattuto degli ultimi tempi è sicuramente quello della disuguaglianza. Se un volumone di novecento pagine come “Il Capitale nel Ventunesimo Secolo” di Piketty ha avuto così successo è sicuramente perché le società occidentali stanno sperimentando livelli di disuguaglianza che hanno avuto pochi precedenti nella storia. La soluzione proposta da molti a questo impellente problema è quella della redistribuzione delle ricchezze, volta a ottenere un adeguato livello di giustizia distributiva.

In pochi sanno che nonostante il problema della giustizia distributiva abbia radici antiche e profonde (a partire da Aristotele), la possibilità di “scardinare” le leggi dell’economia è in realtà molto più recente. Per molti secoli gli economisti hanno sostenuto l’idea che le leggi dell’economia fossero naturali e non esistesse possibilità di cambiarle per ottenere dei risultati migliori. David Ricardo sosteneva ad esempio che l’elemosina fosse solo dannosa per i più poveri perché li condannava a una vita ancora più misera, in quanto la solidarietà avrebbe inceppato quello straordinario meccanismo definito capitalismo.

Harriet Taylor Mill
Harriet Taylor Mill

Il primo che osò sfidare le ferree leggi naturali dell’economia fu J. S. Mill, che sostenne la netta divisione fra leggi della produzione (leggi naturali e immutabili) e leggi della distribuzione (leggi umane che sono alla base del problema politico). Se sono in pochi a conoscere questo particolare, sono ancora di meno quelli che sanno che la distinzione milliana è da attribuire a sua moglie Harriet Taylor, che sarà la vera propria musa ispiratrice – e in molti casi collaboratrice – delle opere del marito. Nella storia del pensiero economico sono veramente poche le donne che sono riuscite a dare un contributo significativo, la Taylor nonostante sia stata dimenticata è stata una di quelle. A causa delle sue battaglie femministe, la Taylor intraprese studi economici che la portarono non solo a proporre la distinzione fra leggi della produzione e leggi della distribuzione, ma a spingersi così oltre da proporre una completa rivoluzione del sistema capitalista. Il capitalismo secondo Harriet Taylor può funzionare solo se esiste cooperazione tra individui. La concorrenza è fondamentale e permette una maggiore crescita, ma in molte circostanze può risultare dannosa ed è quindi da preferirsi la competizione fra cooperative ed associazioni di individui. La Taylor propone così un sistema capitalista cooperativo in cui è possibile vivere in condizioni migliori e dove sia le donne che i lavoratori potranno partecipare attivamente al mercato del lavoro e alle decisioni delle imprese cooperative.

Edoardo Cefalà

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