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Pane, DC e Mattarella: cosa aspettarci dal nuovo Presidente?

Nel mondo tutti i giorni succedono tante cose, belle e brutte. Potrei dunque scrivere un editoriale sulla Libia e l’aspirante interventismo italiano, sullo scandalo dei vandali olandesi contro il centro di Roma, sull’attuazione definitiva del Jobs act… Ma non voglio essere troppo pessimista. E lo dico perché qui è tutto da vedere: vi parlo dunque del nuovo presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In Italia c’è un nuovo Capo di stato, e ritengo che sia estremamente utile fare una breve panoramica su quest’uomo e su cosa si sia prefissato di fare nella durata del suo mandato.

Dunque, un po’ di storia: chi è Sergio Mattarella?

mattarellaSi parte da una realtà familiare segnata dalle glorie della DC, ma anche da scandali e drammi.
Il padre, Bernardo Mattarella, fu uno dei fondatori della DC, ministro e più volte sottosegretario nei governi De Gasperi. Un personaggio importante, dalla reputazione macchiata tuttavia da sospetti su rapporti con gli esponenti della vecchia mafia siciliana, sospetti che gli costano l’accusa di collusione con la mafia. Tuttavia la DC l’ha difeso fino alla morte, avvenuta nel 1971 in seguito ad un malore accusato alla Camera dei Deputati. L’ascesa è perpetrata poi dal fratello di Sergio, Piersanti, che in pochi anni brucia le tappe: deputato dell’Assemblea regionale siciliana, poi assessore. Tutto ciò fino al 1980, quando, da presidente della Regione Sicilia e promotore di un processo riformatore poco gradito ai boss per aver turbato il sistema degli appalti pubblici, venne ucciso sotto gli occhi del fratello.

Un colpo chiaramente tremendo. Ma proprio dalla tragedia comincia la rincorsa di Sergio, professore di diritto parlamentare all’università di Palermo. Milita nella corrente di Aldo Moro, entra in Parlamento la prima volta nel 1983. Quattro anni dopo è alla guida del ministero dei Rapporti con il Parlamento. Con il sesto esecutivo Andreotti diventa ministro della Pubblica istruzione, incarico che rivestirà fino alle dimissioni, clamorose, rassegnate insieme ad altri ministri della sinistra Dc per protestare contro l’approvazione della legge Mammì, la legge voluta da Bettino Craxi, Andreotti e Arnaldo Forlani che ha gettato le fondamenta sulle quali Silvio Berlusconi ha edificato il suo impero televisivo Mediaset. Ovviamente il Cavaliere non la prese bene: le sue resistenze attuali al nome di Mattarella principiano anche da quella vicenda.

Mattarella è stato inoltre direttore de Il Popolo, ed esponente della Democrazia Cristiana, tra i traghettatori della DC verso il Partito Popolare. Una carriera invidiabile, che ne fa uno delle figure più in vista della classe dirigente post-democristiana: dopo le scioccanti dimissioni, ritorna al governo con D’Alema nel 1998, assumendo la carica di vicepresidente del Consiglio e poi quella di ministro della Difesa. È tra i fondatori della Margherita e resta in Parlamento fino al 2008.

In quest’ultimo lasso di tempo, Mattarella forgia la sua opera più nota, il Mattarellum, la riforma della legge elettorale che introdusse in Italia, per l’elezione del Senato e della Camera dei Deputati, un sistema elettorale misto (composto da quota maggioritaria di Camera e Senato, recupero proporzionale al Senato, quota proporzionale alla Camera) in sostituzione al precedente sistema proporzionale. Tale legge, ribattezzata anche “Il minotauro” per la sua forma ibrida (e mostruosa?), nel 1994 avrebbe dovuto traghettare l’Italia verso la seconda Repubblica e l’ha condotta invece, secondo i critici più feroci, nelle sabbie mobili del berlusconismo. Ma si sa che in Italia nonmatt c’è limite al peggio, Mattarella perde lentamente la sua cattiva reputazione quando di fronte agli ennesimi garbugli elettorali proposti con l’Italicum da Matteo Renzi e dagli altri pattisti del Nazareno, non pochi tra politici e cittadini hanno cominciato a rimpiangere il suo Mattarellum e ad invocarne la reintroduzione. Tant’è che Mattarella, dopo essere stato giudice della Corte costituzionale ed aver dichiarato incostituzionale il Porcellum (imposto dal centrodestra per soppiantare il Mattarellum) ora è diventato Presidente della Repubblica, moderatamente gradito da tutte le fazioni, dal PD a Grillo.

Ed ecco finito l’excursus. Ora sapete meglio chi è Mattarella, se non lo sapevate già.

Per concludere… Cosa ci ha promesso il nuovo Presidente nel discorso di inaugurazione del suo solenne mandato, avvenuto il 3 febbraio?

Dopo aver rivolto un pensiero deferente ai suoi predecessori, Mattarella focalizza il suo discorso sui temi che più interessano il Paese, mantenendosi attentamente super partes. Ricalca l’importanza di non sgretolare il tessuto socio-economico alla cui base si trovano i valori costituzionali, elencando diritti e doveri fondamentali, prefissandoli come obiettivi da raggiungere: rendere effettivo il diritto al lavoro, promuovere la cultura, ripudiare la guerra e promuovere la pace, raggiungere la parità dei sessi, sostenere la famiglia e i diritti delle persone con disabilità, ottenere giustizia in tempi rapidi, ricordare la Resistenza, diffondere la libertà come pieno sviluppo dei diritti civili – nella sfera sociale come in quella economica, nella sfera personale come in quella affettiva – promuovere la lotta alla mafia (cui Mattarella dedica un’ampia porzione del suo discorso, per ovvi motivi), sconfiggere il terrorismo, riempire di significato politico l’Unione Europea e onorare le Forze Armate, garanti di pace e sicurezza.

Il discorso termina con «Viva la Repubblica, Viva la Pace!».

Ricambiamo di certo, soprattutto riguardo la pace… Che dire, speriamo bene!

Laura Marino

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