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Nihon wo torimodosu! (Riprenditi Giappone!)

11186431_966919386674496_431902143_nÈ proprio con la politica del “Nihon wo torimodosu” (riprenditi Giappone) che il primo ministro giapponese Shinzō Abe, da qualche anno, dopo la vittoria elettorale nel 2012 del partito liberal-democratico (LDP), cerca di far risorgere il proprio Paese dalla crisi economica determinata in parte dai forti vincoli economici che gli USA impongono su di esso. Sicuramente la politica di Abe può sembrare “utopia”, ma con la situazione geopolitica creatasi in questi ultimi 20 anni, il Giappone ha la possibilità di riscrivere la propria storia e riaffermare la propria supremazia in campo economico-commerciale in Indonesia e Indocina, partendo con il ristabilire nuovi rapporti con gli USA.

Abe è consapevole che il momento propizio è arrivato, dopo il “disgelo” con Cuba il samurai ha recepito la debolezza di Obama, disposto a scendere a compromessi pur di non perdere un alleato cosi importante come il Giappone a livello geopolitico, garante del controllo indiretto dell’America su queste zone del mondo. Abe, sfruttando la situazione, vuole negoziare i trattati internazionali con lo scopo di riconoscere alla terra del Sol Levante un proprio esercito a tutti gli effetti necessario in un periodo di forte contrasto con paesi come la Cina. Inoltre, vorrebbe eliminare le sanzioni economiche del secondo dopoguerra per rilanciare l’economia giapponese rendendola una delle più forti e potenti del mondo, al pari di quella americana. Ancora più importante è la revisione della Costituzione del 1947 (in particolare degli art.9 sugli armamenti bellici e 39 sulla semplificazione delle procedure di revisione costituzionali), mai modificata e considerata dallo stesso popolo giapponese troppo vecchia e arretrata per le situazioni che si sono venute a creare al giorno d’oggi, dato che di fatto è una costituzione americana e non giapponese.

La politica ambiziosa del samurai nazionalista si spinge oltre gli USA, infatti, negli ultimi mesi il partito liberal-democratico ha deciso di troncare ogni accordo con la Cina, considerata una delle principali avversarie della terra del Sol Levante sia in campo economico che commerciale. Abe vuole assolutamente avere la meglio sulle questioni sorte tra i due paesi circa il controllo dei mercati dell’Africa centro-orientale (Repubblica popolare del Congo, Tanzania, Sud Africa,  Somalia), di cui il Giappone un tempo era il principali detentore. Tuttavia con la crescita esponenziale della Cina si è assistito a una progressiva espansione del suo commercio a scapito di quello giapponese, basti pensare che negli ultimi anni il volume d’affari cinese è passato da 11 miliardi a 200 miliardi di dollari mentre il Giappone ha riscontrato un forte indebolimento. È essenziale per Abe riuscire a ricontrollare i territori dell’Africa centro-orientale, cosa che gli permetterebbe non solo di avere nuove entrate nelle casse dello Stato, ma, ancora più importante, otterrebbe un aumento del prestigio a livello di commercio internazionale, riportando il Giappone tra le principali potenze commerciali mondiali.

11186321_966919360007832_1836820022_nUn’ altra ragione di troncamento da parte di Tokyo nei confronti di Pechino è la questione territoriale delle Isole Senkaku (chiamate così in giapponese, ma denominate Diayou in Cinese e Tiayoutai in Taiwanese), sorta dopo l’occupazione americana durata dal 1945 al 1972, durante la quale scoppiò un conflitto d’interesse su chi dovesse detenerne la sovranità tra Cina, Giappone e Taiwan, con la conseguente alleanza del Giappone e del Taiwan (paesi filo-americani) contro la Cina. Il possesso di queste isole apparentemente irrilevanti è importantissimo per le innumerevoli riserve di gas e olio naturale ivi situate, le quali, oltre a decretare il diritto esclusivo dei detentori di sfruttarne le risorse, porterebbe al controllo delle rotte marittime passanti dal Mar Cinese meridionale al Mar Cinese orientale.

Sul fronte cinese Abe deve affrontare questo problema, ma, contemporaneamente, deve fronteggiare una sorta di Guerra Fredda, che rischia di diventare un conflitto armato, contro la Corea del Nord. La politica nazionalista del samurai ha anche una natura difensiva, è cosciente che Pyongyang è un  cane che abbaia, ma non morde. Tuttavia, il timore che il cane decida di mordere e di smettere di abbaiare è molto alto. Se il dittatore coreano dovesse attaccare, scatenerebbe una guerra di proporzioni considerevoli che coinvolgerebbe molti paesi dell’Oceano Indiano e del Pacifico, con il rischio di una degenerazione in un conflitto nucleare. Le ferite alla terra del Sol Levante farebbero retrocedere il Paese ai livelli della seconda guerra mondiale e Abe non lo potrebbe accettare. Di conseguenza è logico che il samurai voglia disporre della katana da sguainare al momento giusto per difendersi.

11116146_966919363341165_957554179_nI piani del Primo Ministro procedono gradualmente tra tante difficoltà, essendo egli consapevole dell’importanza del suo Paese per bloccare l’espansione cinese e per abbattere i muri geopolitici occidentali costituitisi durante la guerra in Vietnam (con il coinvolgimento di paesi come la Birmania, il Laos e la Thailandia). Adesso, però, a causa della debolezza degli USA, i suddetti muri stanno crollando a vantaggio della crescita della Cina. La presenza del Giappone è fondamentale per poter di nuovo accerchiare il sistema comunista cinese, che altrimenti si espanderebbe ancora di più comportando l’estinguersi definitivo dell’influenza occidentale in Asia.

 Marco Corno

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