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La formazione curda che combatte per la Siria socialista

Sabato 25 novembre, durante una trasmissione di Rudaw (il più grande media televisivo e d’informazione presso le genti curde), il capo dell’organizzazione curda Consiglio democratico siriano, Riad Darar, ha dichiarato che la formazione paramilitare legata al movimento si unirà all’Esercito Arabo Siriano

Tale notizia non sorprende chiunque abbia studiato a fondo il quadro della guerra civile siriana: negli scorsi anni le collaborazioni tra Damasco e le forze di autodifesa curde erano già state di diverso ordine e specie, mentre già dal 2014 è in atto un totale “cessate il fuoco” tra guerriglieri curdi e soldati siriani. Ma la notizia è senz’altro sensazionale, se si considera quanto l’ingerenza statunitense nel panorama curdo abbia cercato di raffreddare il più possibile i rapporti tra Rojava e Repubblica Araba di Siria. Il malo proposito del Pentagono è infatti quello di rendere il Kurdistan un avamposto della NATO nello scenario siro-iracheno, soprattutto alla luce degli scarsi risultati ottenuti dalla Coalizione Internazionale contro l’ISIS e, prima ancora, dai fantomatici ribelli moderati di Aleppo che hanno portato la nazione siriana sull’orlo del baratro.

Sebbene Darar non abbbia escluso a priori ulteriori cooperazioni con Washington, si è mostrato profondamente interessato a mantenere un rapporto saldo e duraturo con il Presidente Assad al termine della guerra. In tal senso, afferma:

Stiamo lavorando per raggiungere la pace in Siria, non un scontro con nessuna parte siriana. Ricostruiamo le nostre regioni e le manteniamo in una situazione di sicurezza e di pace fino a quando arriva il vero momento di negoziazione.

Sulla futura situazione politica del popolo curdo, nell’intervista ha poi aggiunto:

Se ci spostiamo verso un governo siriano con un sistema federale, crediamo che non ci sia bisogno di armi, perché i principali ministeri, così come l’esercito e gli affari esteri, saranno al centro (della Siria). Le forze democratiche saranno anche forze siriane e non forze locali.

Contrariamente a quanto auspicato da molti, tra cui presunti antagonisti nostrani. Appare esemplificativo rievocare i fatti di Bologna del mese scorso, quando il Collettivo Autonomo di Bologna tentò di impedire la realizzazione di un convegno nell’Alma Mater sulla resistenza siriana con il reporter Sebastiano Caputo affermando che “se si deve parlare di Siria si deve parlare della rivoluzione in Rojava”. Beh, a quanto pare moltissimi curdi sono consapevoli che la Rivoluzione portata avanti dal Partito Baat’h in Siria sia difficilmente eguagliabile da modelli importati artificialmente dal movimentismo dell’Europa occidentale. L’arma definitiva contro l’imperialismo e la via maestra per la giustizia sociale nel Vicino Oriente rimane la stessa, e si chiama Socialismo arabo.

Lorenzo Roselli

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