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La FIFA, gli USA, la “giurisdizione di ultima istanza”

“This is a global investigation, and we live in a global marketplace: the world is not insular to a particular country any longer”: così suonano le parole del procuratore generale Loretta Lynch, titolare del caso che ha scosso il calcio internazionale.
Com’è noto, all’alba di mercoledì 27 maggio, la polizia elvetica ha con una retata arrestato otto importanti dirigenti della FIFA e di altre confederazioni regionali. Molte altre persone sono iscritte nel registro degli indagati: tra queste anche Joseph “Sepp” Blatter, alla guida della FIFA dal 1998, eletto, nel pomeriggio di venerdì 29, per il suo quinto mandato al governo del pallone. Il tutto a due giorni di distanza da quando i giornali di tutto il mondo hanno sbattuto la notizia in prima pagina.

L’ordine di arresto è stato spiccato dagli Stati Uniti: strana circostanza, se si pensa che la Federazione ha sede in Svizzera, non tutti i coscritti sono cittadini statunitensi ed è da pensarsi che – stante il “global marketplace” – perlomeno non tutti i fatti contestati abbiano avuto corso su territorio USA. E invece sono magniloquenti i proclami che vengono da Oltreoceano: si trascorre tra impegnate valutazioni sistemiche come quella sopra riportata, e ricostruzioni temporali che vanno indietro nel tempo e si appellano alle generazioni: “The indictment spans at least two generations of soccer officials who, as alleged, have abused their positions of trust to acquire millions of dollars in bribes and kickbacks” . Si giunge infine a catartiche professioni di intenti, che rassicurano il cittadino del mondo nella ferma presenza della giustizia – nella specie, della giustizia americana – avverso le degenerazioni della politica: “Today’s action makes clear that this Department of Justice intends to end any such corrupt practices, to root out misconduct, and to bring wrongdoers to justice – and we look forward to continuing to work with other countries in this effort”.
Proviamo, dunque, dinanzi all’incompletezza della nostra stampa, a suggerire alcune tracce di analisi inerenti la legittimità della giurisdizione americana.

Due sembrano essere le prospettive plausibili per comprendere come sia possibile che la giurisdizione americana è giunta sino in Svizzera; tutto ciò per poi condurre qui un’operazione che ha, invece – in virtù delle stesse parole della sua responsabile – delle ricadute affatto globali. Fa parte del senso comune ricondurre il legittimo esercizio dello ius puniendi alla territorialità statuale: il nostro art. 6 c.p. Reati commessi nel territorio dello Stato fissa il canone generale per cui tutti i reati commessi nei confini della Repubblica sono soggetti alle leggi penali della Repubblica, a prescindere che a infrangerle sia un cittadino o uno straniero. Dopodiché, interviene sussidiariamente lo statuto della cittadinanza qualora il reato sia commesso all’estero: tanto da parte di un cittadino italiano, quanto a danno di un cittadino italiano; ma è prescritto che la fattispecie soddisfi delle soglie minime di punibilità, a prova della specialità dell’ipotesi in questione.

Gli Stati Uniti, al contrario, hanno ben altra impostazione: terra della libertà, ne sono anche testimoni – che gli altri apprezzino o meno. Tutti conosciamo la vicenda di emancipazione dalla Madrepatria che ha segnato il momento genetico americano. Ebbene, molti dei migranti (ex) sudditi inglesi avevano inevitabilmente delle pendenze giudiziarie che al di là dell’Oceano non potevano essere perseguite; così che sin da principio la Federazione USA – e non i singoli Stati, ciascuno con legislazione territorialmente posta – fu protagonista di un singolare approccio, scevro di riferimenti territoriali o rigidi statuti di cittadinanza, profondamente malleabile, pronto a intervenire solo per i cross-border crimes – all’interno – e un po’ in ogni caso, invece, nei rapporti con l’estero. Qui infatti si giocava la politica estera della neonata federazione: fu così che, grazie a un’impostazione molto lasca dei limiti (auto)posti, gli USA venivano ad affermare la propria giurisdizione su fatti di reato che in realtà, territorialmente, erano stati commessi altrove – e che fino ad allora erano stati di competenza altrui.

Ora: se noi “rivoltiamo il calzino”, ci troviamo, oggi, nella stessa identica situazione: se un tempo gli USA affermavano la propria giurisdizione, per dir così, inhouse, mossi da esigenze di emancipazione, oggi affermano la propria giurisdizione solo in outsourcing, poiché mossi da esigenze di espansione. E, dunque, come si sta dicendo: da un lato, c’è chi si focalizza sulla centralità di un jurisdictional hook, un qualsiasi, molto lasco touch point che consentirebbe alla giustizia americana di affermare la propria legittimazione ad agire: da un transito di denaro avvenuto in seno a una banca con sede legale negli USA, a una email che attraversi un server collocato negli USA, fino ad una telefonata che coinvolga un cittadino americano. Con i dirigenti Fifa, nello specifico, si tratta di incriminazione per frode telematica: per non dar adito agli eccessi che nel primo caso si prospettano e volendo aderire, invece, ad un approccio più rigoroso, la condotta fraudolenta deve avere il proprio cominciamento in territorio USA; così che diviene necessario – un po’ capziosamente, si capirà – aggrapparsi al coinvolgimento della “Traffic Sports USA Inc., which is based in Florida” (per espandere poi l’azione a tutti i soggetti coinvolti?).

Su un altro versante, c’è invece chi evidenzia che le norme violate nel caso di specie sono quelle previste dal RICO, Racketeer Influenced and Corrupt Organisations Act,risalente al 1970: norma che introduce il reato di associazione criminale, connesso alla realizzazione di almeno due reati (cd. di scopo). Ora, in questa seconda ricostruzione, la extraterritorialità della norma è ammessa solo quando la norma la disponga; oppure, secondo una certa giurisprudenza, quando sia disposta con riguardo ai reati di scopo – che per tale aspetto di disciplina si estenderebbero al reato associativo.

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Joseph “Sepp” Blatter

Ora, da un lato il RICO non prevede autonoma extra-territorialità, così che evidentemente devono gli inquirenti supporre di poterla riconoscere con riferimento ai reati di scopo; dall’altro, delle due l’una: o l’azione è condotta a danno dei singoli – come nella prima ricostruzione – con maggior agio espansivo, ma anche con ampia e quanto mai strumentalizzabile malleabilità; oppure, qualora si stia applicando il RICO, bisogna riconoscere che “in effect, the US government is saying that FIFA became the Mafia”. Difficilmente lo scopriremo mai, per via di “cosa giudicata” (da chi, però? Da quale giudice? Con quale legittimità popolare?): perché Blatter è stato rieletto, sanzionando una sconfitta del blocco UEFA-Nord America; e perché, in ogni caso, adesso sarà da avviare il procedimento di estradizione. Quest’ultimo, tra lungaggini, asperità procedimentali svizzere (soprattutto in ambito fiscale) e impugnazioni di eventuali provvedimenti sfavorevoli, si prospetta molto, molto lungo.

Vero è che la corruzione “sistemica”, quasi fisiologica nella Fifa era (e, forse, tornerà ad essere ) un segreto di Pulcinella; vero pure che, in linea di principio, sarebbe stato opportuno che qualcuno se ne fosse accollato l’onere. Tuttavia è e resta assai stridente soffermarsi a pensare a come l’FBI da Washington sia arrivata a Ginevra, mirando alla demolizione dell’ente organizzatore dello sport più diffuso al mondo, tranne che negli USA: così che si avverte che “through creative and aggressive use of a highly unusual American law, the US may well be seen as attempting a takeover of international soccer”. Qualcuno potrebbe irrigidirsi, dinanzi all’esecuzione worldwide delle leggi di un singolo stato, a mo’ di “giurisdizione di ultima istanza”.

Per ora, la Federazione che nel 1998 riconobbe soggettività autonoma alla Federazione calcistica palestinese – ben prima della Risoluzione ONU del 2012 che ha attribuito allo Stato di Palestina lo status di osservatore permanente – non muta: Blatter era presidente allora e lo è, per la quinta volta, oggi. Perlomeno, con tutto questo polverone mediatico-giudiziario, si è ottenuto il ritiro della mozione palestinese volta a sospendere la federazione israeliana – per motivi che sono intuibili: il consenso sulla questione era molto ampio. “I forgive everyone but I don’t forget”, ha dichiarato il rieletto Blatter.

Giuseppe Carlino

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