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Il nostro simbolo, la nostra storia

11721145_10207270868919952_1773948755_nCari lettori e lettrici, vi abbiamo già parlato nel primo numero del nostro L’Urlo rifondato della storia del nostro gruppo studentesco, il primo collettivo universitario d’Italia ( http://lurlogiornale.altervista.org/editoriale-il-68-inizia-qui/ ). Ora quella che vi vogliamo raccontare è la storia del nostro simbolo: come già altre volte vi abbiamo raccontato attraverso la nostra pagina social, il nostro collettivo si era trovato nel 2012 ad un bivio. Cessare di esistere, in seguito alle due tornate elettorali consecutive in cui non avevamo avuto alcun eletto e in seguito al calo di attività, o continuare a resistere nella nostra università, ripartendo dalle poche persone di buona volontà rimaste e cacciando chi aveva fatto del collettivo e del suo spazio (la nostra Aula R. Franceschi) un semplice luogo di ritrovo tra amici, non più legati tra loro dall’impegno nel migliorare il nostro Ateneo attraverso la rappresentanza studentesca e dal proporre attività politiche e culturali di sinistra.

In seguito a una riunione parecchio turbolenta, il collettivo scelse di dare la propria fiducia all’unico membro del collettivo che si era candidato all’interno del consiglio di Facoltà dell’Università Cattolica, eleggendo Luca Pintaudi come Presidente del gruppo. Il lavoro nei primi mesi fu lungo ed estremamente pesante: in poche persone si rese necessario ricreare quasi dal nulla un gruppo, ridargli la fiducia di andare avanti e stabilire una linea di azione che non ragionasse più alla giornata, ma fosse in grado di presentarsi all’appuntamento delle elezioni di quest’anno pronto a far sentire la propria voce. La voglia di dare una cesura con gli errori del passato fu netta: ULD non doveva più essere un circolo settario, che a seconda di quale corrente “prendesse il potere”, diventasse un anno vicina ad un partito piuttosto che a un altro, o dipendente da centri sociali o associazioni culturali esterne alla dimensione accademica. Il nuovo corso che abbiamo voluto inaugurare è stato quello, portato avanti ancora oggi, di un collettivo universitario che accogliesse ogni sfumatura e sensibilità della sinistra. Pur avendo avuto proposte più o meno esplicite da parte di un partito di centrosinistra della nostra città, Milano, anche nel momento più di crisi del nostro collettivo non abbiamo mai voluto svendere la nostra indipendenza e il nostro desiderio di essere liberi da imposizioni o “suggerimenti” esterni (e talvolta interni) alle mura accademiche. In nome di questa volontà di indipendenza e di unità (come ci insegna anche la U, prima lettera nel nome del nostro gruppo) a partire dalla crisi del 2012 abbiamo voluto che in ULD vi fosse la più ampia pluralità possibile di pensieri di sinistra. Negli ultimi anni si sono uniti alla nostra lotta (parola scelta non a caso, come ci ricorda la L di ULD) ragazzi spesso diversissimi per provenienza politica e formazione culturale: abbiamo ragazzi militanti del PD (dai renziani duri e puri ai bersaniani), da militanti di SEL a sostenitori di Civati, dai rifondaroli ai grillini, passando per sostenitori del PC di Rizzo, ex elettori dell’Italia dei Valori o anche militanti dei più piccoli partitini della galassia della sinistra. A volte la diversità di pensieri in ULD è stata nell’ultimo anno quasi grottesca, per la sua antiteticità: a riunione può capitare di vedere seduti affianco militanti o semplici frequentatori di alcuni centri sociali milanesi (ZAM e Cantiere), un monarchico di sinistra, un ex elettore dell’UDC e uno stalinista che non vota per protesta contro il sistema.

Ovviamente non sono mancati i motivi di scontro e i litigi nel cercare di stabilire una linea comune per il collettivo: anche sulle questioni apparentemente più facili su cui cercare di trovare un’intesa è capitato di scontrarci (per esempio, in seguito ai vili attacchi israeliani dell’estate del 2014 contro la striscia di Gaza un’esigua minoranza era filoisraeliana, come anche un’esigua minoranza di orientamento cattolico è contraria, in ULD, all’estensione dei diritti civili alla cittadinanza LGBT). La nostra attitudine al confronto (ed ecco infine spiegata la D di democrazia, terza lettera di ULD), il nostro non volerci appiattire su un’unica dimensione con “direttive di partito”, è stata spesso fonte di critiche da parte di chi, senza conoscere la nostra natura libera e anticonformista, ha cercato di inquadrarci. Negli ultimi anni gli ospiti da noi invitati e le conferenze organizzate dal nostro collettivo hanno a volte ricevuto critiche assurde e contraddittorie: conferenze troppo moderate, troppo estremiste, troppo comuniste, troppo fasciste, troppo grilline, troppo renziane… ci è stato rimproverato di tutto, ma il nostro impegno ha pagato e i numeri raggiunti, sia per quanto riguarda il numero di studenti che si sono avvicinati al nostro collettivo che i risultati elettorali, ci hanno dimostrato che la strada intrapresa era quella vincente. Mentre, ad esempio, i nostri colleghi dei gruppi di sinistra dell’università Statale hanno frammentato le loro energie in una decina di collettivi in lotta tra loro (con relativi insuccessi elettorali), noi siamo riusciti ad armonizzare componenti così diverse, unite dal comune impegno per rendere ancor di più la nostra università un luogo di cultura e dibattito. Come ci siamo riusciti? Partendo dalla concretezza dei temi su cui discutere, spingendo per un dibattito sempre democratico e una gestione degli impegni divisa collettivamente secondo le capacità e le potenzialità dei singoli, mettendo da parte i piccoli arrivismi, le manie da ducetti, le piccole antipatie che ci sembra funestino la sinistra italiana fuori dalle mura della nostra Aula studio “R. Franceschi”.

In ragione di ciò ci è sembrato doveroso cambiare molte cose nel nostro collettivo, a partire anche dal simbolo. Come potete vedere da questa immagine preparata in vista della manifestazione dell’11 ottobre 2013, il nostro logo ci sembrava avere una grafica troppo vecchia, rispetto anche a quella dei nostri colleghi dell’università Statale, del Politecnico, della Bicocca.s

Per questo abbiamo lavorato su una dozzina di proposte diverse e abbiamo scelto in maggioranza il logo che potete ammirare attualmente: ispirati (anche un po’ per vetero-nostalgia, lo confessiamo) dalle spille della Gioventù Comunista Cecoslovacca che potete vedere nella foto in apertura dell’articolo – donate a ULD dalla madre del Presidente Eterno Pintaudi (siamo sempre in tema di scherzi, sia chiaro!) – abbiamo voluto creare un simbolo originale e che esprimesse al meglio la nostra essenza.

Perché proprio questa scelta? Il rosso, come colore per le nostre battaglie. La fiamma, che arde dentro di noi animando il nostro impegno quotidiano a rendere questo mondo un posto migliore. Il libro aperto, simbolo di cultura e mezzo di emancipazione dalle ingiustizia. La fenice, simbolo di rinascita del collettivo.

ULD Studenti di Sinistra

 

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