Crea sito

“Il Futuro è in cocci”

Cari lettori, rieccoci con un nuovo numero de “L’Urlo”!
Le vacanze estive sono passate in fretta, e con loro, fortunatamente, anche la sessione d’esami. Per la Cattolica non si sentono più i leggeri tonfi provenienti dal cortile, prodotti da centinaia di laureati intenti a saltare le siepi dei chiostri a piedi nudi, come da tradizione. Complimenti a tutti voi, cari ex studenti, e ben tornati a coloro che, ahimè, hanno ancora del lavoro da fare. In qualunque situazione vi troviate, non c’è di che disperarsi, perché il nostro Presidente ci dimostra che non importa chi sei, o che lavoro fai, basta investire sulla propria immagine per essere premiati.
Chi di voi, ad oggi, non cerca annunci di lavoro su internet anche soltanto per curiosità? Camerieri, lavapiatti, venditori porta a porta, volantinaggio, ragazze-immagine, promoter…
non sentitevi in imbarazzo, tutti lo facciamo. Specialmente Matteo Renzi!

Pare che la Philip Morris sia stata molto fortunata in tal senso, ritrovandosi tra i candidati per la propria campagna nientepopodimenoche il presidente del consiglio italiano. Quale miglior modo, dopotutto, per fare propaganda? Il messaggio è chiaro: nell’era renziana anche il più grande colosso mondiale del tabacco può avere un premier come testimonial.

Facciamo chiarezza. Mentre il Senato ancora discuteva del decreto che alza le accise a scapito dei concorrenti (e premiava i prodotti degli americani), il 10 ottobre si è inaugurato il grande stabilimento che verrà costruito dalla multinazionale del fumo Philip Morris nel paese di Crespellano, in provincia di Bologna, proprio nel cuore (un tempo) rosso dell’Emilia.
L’Italia ha in progetto (a parole, ovviamente) di diventare un big del settore, producendo ogni anno 30 miliardi di sigarette elettroniche di nuova generazione (a cialda di tabacco senza combustione, potenzialmente meno dannose, il che ovviamente significa che non fanno male, no?), per fatturare il 6 per cento dell’intero mercato europeo. Un investimento imponente, di 500 milioni di euro per garantire ben (udite udite) 600 posti di lavoro!

Matteo Renzi sul palco dell'inaugurazione Philip Morris
Matteo Renzi sul palco dell’inaugurazione Philip Morris

In tutto questo, il premier è salito sul palco, sotto i riflettori blu, per recitare un discorso di cinque minuti, senza mai pronunciare la parola “sigarette”, preferendo toni alti, fieri e pomposi, ispirati dal set da convention americana.
Ecco lo slogan: «Sono d’accordo, il futuro è oggi. Che sia domani lo dicono le persone annoiate, che non sono in grado di sognare». Come dargli torto, è un discorso indubbiamente saggio… se avessimo parlato di omogeneizzati, forse. Ma Renzi evita accuratamente l’argomento salute («Non ne parlo perchè ancora mancano dati e autorizzazioni») ed elogia «il made in Italy, che produce prodotti belli»

Naturalmente la Fiom e la sezione bolognese di Rifondazione Comunista fanno sapere che parteciperanno insieme alla contestazione a Matteo Renzi per la difesa dell’articolo 18, contro la precarietà del lavoro, per un serio piano industriale ed occupazionale. Il giorno stesso c’è stato uno sciopero delle tute blu a Bologna, e in programma i prossimi giorni ce ne sono diversi per tutta la regione. Il segretario regionale della Fiom, Bruno Papignani, ha spiegato che non si va a protestare «contro un investimento che porta occupazione, ma contro le politiche di questo governo».

Ed eccoci arrivati al punto, a ciò su cui dovremmo riflettere: qual è il concetto di fondo che sta dietro a questa mossa della Philip Morris? Potrebbe essere una mossa logica, che serve a dimostrare agli italiani che il governo sta facendo qualcosa per il lavoro, ed è riuscito ad attirare una multinazionale. La verità però pare essere opposta: è la multinazionale stessa che assoggetta l’Italia intera, perché il presidente del consiglio si presta come promoter, per recitare uno slogan palesemente non suo, per promuovere un prodotto moralmente negativo e nocivo per la salute sia fisica che psicologica. Proprio in linea con la politica del governo attuale, insomma. Il presidente è il nostro simbolo, e come tale in questi casi agisce in nostra vece. Perciò, non è il paese che compra la Philip Morris, è la Philip Morris che ci compra. Per fornirci 600 posti di lavoro.

Se è vero che il futuro è oggi, il futuro come tale si è già esaurito. E anche in questo la crisi non si smentisce: costa tutto sempre meno, anche la nostra dignità.

 

Laura Marino

Comments are closed.