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Editoriale – VOTO PER VOTARE

Voting slip putting a cross in a box

Cari studenti, benvenuti alla seconda uscita del nuovo Urlo 2014! Siamo alle porte dell’estate, la sessione estiva è in pieno svolgimento… ma tenete duro! Sarà un periodo intenso e travagliato, come lo è stato per l’Italia negli ultimi due mesi: le elezioni europee, la santificazione dei due papi e le feste recenti del 25 aprile e del 2 giugno. Sicuramente molti di voi avranno partecipato a queste importanti ricorrenze. È altrettanto certo che si siano ripetute ben note situazioni, come “io aborro le manifestazioni perché sono inutili e violente”, “io non capisco cosa ci sia da festeggiare”, o “ io non vado a votare perché non so chi votare”.

Alla luce di tutti questi eventi, vorrei soffermarmi prima di tutto su un concetto importantissimo, che racchiude in sé le attività di protesta, il diritto-dovere di votare, il festeggiamento di date storiche italiane e internazionali: Perché noi (non) partecipiamo?  
Cosa sono per noi le feste nazionali oggi? Cos’è per noi la Festa della Repubblica Italiana?
Come molti (si spera tutti) sapranno, tale festività ricorda le giornate del 2 e 3 giugno 1946, giornate in cui si tenne il referendum istituzionale indetto a suffragio universale con il quale gli italiani vennero chiamati alle urne per esprimersi su quale forma di governo, monarchia o repubblica, dare al Paese, in seguito alla caduta del fascismo.  La prima volta che il popolo, soprattutto femminile, è stato interpellato per scegliere  la forma di governo e di conseguenza le sorti del proprio Paese. Dopo 85 anni di Regno,  l’Italia diventava Repubblica e i monarchi di casa Savoia venivano esiliati.  Quello su cui vorrei soffermarmi è l’atteggiamento del popolo in quegli anni riguardo la possibilità di votare. Il voto era un privilegio, una novità, un notevole stimolo. Significava dire la propria, dare un contributo al Paese, sentirsi parte di una scelta comune. Gli italiani prendevano l’automobile e si facevano tutta l’Italia per arrivare alla loro città di residenza e votare, alcuni persino tornando dall’estero. Il voto era un evento, una vera e propria trasferta. (Si prenda d’esempio il film “Bianco, Rosso e Verdone”, a chi non l’ha mai visto lo consiglio vivamente).

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Non c’è da dimenticarsi, inoltre, che il 2 giugno 1946 è il giorno in cui, alla luce della preferenza accordata alla Repubblica, fu istituita l’assemblea costituente. Personalmente ritengo che la nostra Costituzione sia un vero e proprio capolavoro politico ed etico e che se fosse davvero seguita alla lettera il nostro Paese potrebbe essere potenzialmente perfetto. Eppure oggi la maggior parte di noi è totalmente indifferente a tutto ciò.

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Il 2 giugno celebra la nascita di una nazione, come il 14 luglio per i francesi  e il 4 luglio per gli statunitensi. In tutto il mondo le ambasciate italiane tengono un festeggiamento a cui sono invitati i Capi di Stato del Paese ospitante. Da tutto il mondo arrivano al Presidente della Repubblica italiana gli auguri degli altri capi di Stato e speciali cerimonie ufficiali si tengono in Italia. Quanti di voi, tuttavia, hanno partecipato assiduamente a queste cerimonie? A differenza dei francesi e degli americani, che sono estremamente patriottici, noi italiani sembriamo totalmente scoraggiati.

Quello che voglio fare non è persuadervi né veicolare un preciso messaggio ideologico o politico. Quello che voglio fare è solo portarvi a una riflessione, seppur minima , sullo stato attuale delle cose.
Molti di noi sono sfiduciati, non festeggiano più, non vanno più alle manifestazioni, non votano neppure se sono nel loro paese di residenza. Io stessa ho avuto serie difficoltà nell’informarmi a dovere riguardo le elezioni politiche o il significato reale delle festività nazionali. Quello che voglio dire è soltanto che è importante partecipare per cambiare ciò che si vuole cambiare. Il voto è un diritto, ma è anche un dovere. Il festeggiamento è un ricordo di ciò che si è ottenuto. E abbiamo ottenuto tante cose, con la forza della voce e dell’unione. Perché, dunque, dopo  guerre e dittature, siamo fermi in questa crisi, bloccati in una sorta di stato comatoso che non ci fa venire neanche il coraggio di domandarci cosa succede, neppure di schierarci da una parte?
Ormai per votare è tardi, ma io muovo ugualmente un incoraggiamento a tutti voi: dite la vostra, sempre e comunque!


Laura Marino

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